Orto botanico
L'orto botanico di Penne nasce l'anno seguente l'istituzione della Riserva, nel 1988, e nel 1997 viene riconosciuto come Orto Botanico di "interesse regionale", a seguito della L.R. n.35/97 per la "Tutela della biodiversità vegetale" della Regione Abruzzo.
L'orto Botanico di Penne è inserito all'interno dell'area floro-faunistica della Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, per cui dal centro visita, dopo avere percorso un tratto che costeggia il lago, si entra nell'orto botanico, ove si incontrano: il centro anatre, il centro lontra e le aree faunistiche allestite per il furetto e le testuggini terrestri.
Il Percorso Botanico comprende tra l'altro un sentiero di specie vegetali aromatiche (ad esempio timo, maggiorana, lavanda e menta), allestito anche per non vedenti, con relative tabellazioni di tipo Braille illustrative delle essenze.
Le infrastrutture collegate all'orto botanico sono: il Museo Nicola Di Leone e il Centro di Educazione Ambientale "Antonio Bellini".
L'Orto botanico di Penne è situato a 250 m slm, si localizza lungo la sponda del lago omonimo su di un promontorio con direzione sud e versanti esposti da nord a sud-ovest, per un'estensione di circa 1 ha. Il paesaggio originale, prima della costruzione della diga, era formato da coltivi alternati da filari e fasce boscate. La vegetazione che attualmente si rinviene nell'orto è il risultato di una colonnizzazione naturale, che ha interessato soprattutto le zone umide, e di interventi di rimboschimento. Secondo la classificazione fitoclimatica del Pavari (1969) il territorio è compreso nella fascia del Lauretum, 2° tipo, con siccità estiva, sottozona media, la cui vegetazione climax di riferimento è il Quercetum ilicis, caratterizzato dalla dominanza del leccio. Topograficamente l'orto è situato all'interno di una vallecola con orientamento ovest-sud-est, aperta ai venti occidentali che sono i più forti, sia in termini di frequenza che di velocità (Artese, 1990). Il bacino idrografico di riferimento è quello del fiume Saline, che si origina dalle confluenze del fiume Tavo e del fiume Fino; in particolare l'area protetta ricade nel bacino del Tavo, confluente di destra del Saline.
Da un punto di vista geologico l'orto è parte di un bacino formatosi in un lasso di tempo relativamente breve che va dal miocene superiore, poco più di sei milioni di anni fa, a tutto il pliocene inferiore, circa quattro milioni di anni fa. Durante il miocene superiore avvenne il processo di sedimentazione del materiale proveniente dal disfacimento delle scarpate delle catene montuose. Tali sedimenti hanno originato terreni formati da una successione stratigrafica costituita da sequenze ripetute di scisti argillosi (argille e marne grigiastre) e strati di arenaria (arenaria tenera giallastra).
Le principali aste torrentizie della Riserva, il fiume Tavo ed il torrente Gallero, si sono sviluppate in coincidenza di faglie certe cioè lungo linee di frattura della struttura stratigrafica. Poiché la stratigrafia è formata da sequenze ripetute di scisti argillose e strati di arenaria la rottura della stratigrafia e la penetrazione negli strati profondi dell'acqua genera gravissimi processi franosi dovuti al diverso comportamento dell'argilla all'acqua rispetto all'arenaria. Quando assorbe acqua la porzione argillosa si rigonfia e cola lungo le linee di pendenza (frane di ammollamento, scivolamento, smottamento), mentre nei periodi di siccità si riduce di volume creando crepacciature che sollecitano l'arenaria che, infine, si spacca provocando frane molto pericolose (ad esempio quelle di crollo e/o miste) estese e non sempre prevedibili.
Non a caso tutto questo territorio è soggetto al vincolo idrogeologico, affinché possa essere tutelata la funzione di difesa idrogeologica svolta esclusivamente dalle piante arboree, singole e associate in filari, boschi, foreste. Nella riserva, infatti, la selvicoltura dei soprassuoli forestali è gestita dalla Riserva che dal 1998 ha approvato un piano di gestione forestale secondo i principi della selvicoltura naturalistica.
L'Orto di Penne è caratteristico poiché dispone le piante secondo un ordinamento geografico-ecologico, al contrario degli orti botanici di antica origine, Hortus simplicium, ove le piante erano ordinate secondo un sistema tassonomico, quindi, in maniera sistematica, prescindendo dal loro ambiente biologico. In pratica si tenta di ricostruire le maggiori associazioni vegetali del territorio abruzzese.
È un orto di tipo fitosociologico poiché all'interno sono rappresentate le associazioni vegetali tipiche dell'ambiente pedemontano abruzzese, secondo uno studio effettuato dal prof. G. Pirone. Le fitocenosi realizzate sono la macchia mediterranea, il bosco termofilo a dominanza di roverella, il bosco mesofilo a dominanza di carpino nero, la zona umida e il bosco igrofilo.