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Flora e vegetazione

 

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VEGETAZIONE

A Capo Pescara la vegetazione acquatica si differenzia con varie tipologie di forma e di adattamenti, alcune delle quali non trovano corrispondenza in altre sorgenti della regione.
Le piante sono totalmente o parzialmente sommerse, fluttuanti o radicate nella fanghiglia di fondo o con porzioni somatiche più o meno ampiamente emergenti.
Esse manifestano adattamenti morfologici (e fisiologici) a seconda se vegetano nel settore sorgivo o palustre o fluviale, per cui possono assumere habitus differenti (forme appiattite, assottigliate, allungate, espanse, galleggianti).
Le zone di margine, ove si rinvengono i canneti ed i magnocariceti, erroneamente ritenute secondarie rispetto al corpo idrico vero e proprio, meritano adeguata attenzione, poiché costituiscono l’insostituibile habitat per la riproduzione di moltissime specie di crostacei, anfibi, uccelli e di molti altri animali e piante.A Capo Pescara le piante evidenziano vari aspetti adattativi di seguito elencati.

PIANTE TOTALMENTE SOMMERSE O CON PARTI GALLEGGIANTI IN COMUNITÀ DI ACQUE LENTAMENTE DEFLUENTI (ACQUE LOTICHE)

Si rinvengono nei settori centrali ove si configura sempre più nettamente una lenta corrente fluviale, man mano che ci si allontana dal settore sorgentizio vero e proprio.
La situazione ambientale di corrente ha pertanto selezionato una flora reofila non molto ricca (circa 5-6 specie), quali il muschio Fontinalis antipyretica, Potamogeton pectinatus, Potamogeton natans, Ceratophyllum submersum, Ranunculus trychophyllus. Tali comunità appartengono al Potamogetonion, alleanza fitosociologica ampiamente diffusa in Italia ed Europa negli ambienti di acque fluenti.
Ecologicamente le piante sommerse mostrano una netta stratificazione a seconda della loro capacità fotosintetica in rapporto alla penetrazione della luce. Quelle ancorate in profondità sono capaci di catturare più deboli quantità di luce, hanno color verde cupo e sono rappresentate da cuscinetti di muschio (Fontinalis antypyretica) e da macrofite del genere Ceratophyllum; intrecciate a queste e più in superficie risalgono Potamogeton pectinatus e P. natans ed anche Callitriche e Ranunculus gr. aquatilis.
L’ambiente acquatico di Capo Pescara offre alle piante sommerse dei vantaggi rispetto alle piante terrestri circostanti:
  • a) per la costanza della tempertura durante l’anno la vegetazione vi spicca verde ed intatta sotto la copertura dell’acqua anche nel periodo invernale;
  • b) la mancanza di torbidità a Capo Pescara rende possibile un’alta capacità fotosintetica alle piante acquatiche anche degli strati più profondi (4-5 m), e per ciò abbondante e fitta è la produzione di biomassa, ed altrettanto notevole è l’ossigeno liberato nell’interno della massa fluida; di ciò trae beneficio la respirazione degli animali e la stessa acqua, nella quale è possibile la decomposizione della sostanza organica da parte di batteri aerobi, fino alla mineralizzazione della stessa;
  • c) le piante acquatiche hanno consistenza flaccida (le sommerse non hanno infatti veri e propri tessuti meccanici) e vanno incontro ad una rapida e completa decomposizione, formando un fertile detrito, dal quale trae nutrimento anche il plancton, e perciò correlativamente i pesci e gli altri organismi animali.

PIANTE ACQUATICHE DI MARGINE

Verso le zone di margine di Capo Pescara la corrente si fa progressivamente più lenta, fino ad annullarsi all’estremo bordo, la profondità diventa minore e la sedimentazione maggiore.
La facilità di attecchimento favorisce l’insediamento di una flora più varia e più ricca di individui, raggiungendosi, in taluni tratti, coperture di vegetazione anche del 100%.
La vegetazione delle acque ferme e stagnanti è ecologicamente complessa e presenta situazioni assai diversificate.

1) Piante non radicanti (galleggianti liberamente sul pelo d’acqua).
In settori marginali dove non c’è movimento di acqua o di vento si costituiscono vaste estensioni verdi, coperte regolarmente e fittamente dalla lenticchia d’acqua (Lemma minor, Lemma trisulca). Sono piante di qualche mm di diametro, a forma di piccolo dischetto verde, che galleggiano sulla superficie dell’acqua, immerse con sottili filamenti radicali, con funzione sia assorbente che di equilibratrice del galleggiamento. Nei settori meno chiusi compare anche Schenoplectus lacustris, Callitriche sp., e talvolta Utricularia vulgaris.
Dove si è stabilmente costituito, il denso tappeto erboso di lemma non favorisce la penetrazione della luce in profondità (solo Ceratophyllum, si è adattato a tali condizioni di bassa luminosità), cosicché al di sotto di esso non si costituisce alcuna stratificazione di vegetazione. 2) Piante radicanti nell’acqua ed emergenti con la parte aerea.
Sono le idrofite più abbondanti e più riccamente rappresentate. Hanno le radici e le porzioni inferiori del caule immerse nell’acqua, le parti superiori emerse. Ricche di cellulosa producono grandi quantità di detriti di lenta demolizione, cosicché si accumulano per più lungo tempo.

A Capo Pescara piante di tale habitat sono numerose: Nasturtium officinale, Apium nodiflorum, Typha latifolia, T. angustifolia, Sparganium erectum, Alisma plantago-aquatica, Carex elata, Carex pendula, Rumex hydrolapathum, Eleocharis palustris, Schenoplectus lacustris, Polygonum amphibium, Phragmites australis, Iris pseudacorus, Lythrum salicaria, Myosotis scorpioides, Equisetum sp., Veronica anagallis-aquatica, ed altre.
L’estensione della fascia di vegetazione in cui compaiono le piante anzidette è per lo più limitata a qualche metro della sponda lacustre: anche la copertura è discontinua. A causa della notevole profondità (anche 4-5 m) si sono selezionati taluni ecotipi. Schenoplectus lacustris ad esempio ha uno stelo cilindrico, privo di foglie, immerso per 4 m ed oltre nell’acqua, ancorato nella melma del fondo, e fuoriesce per circa 1 m dal pelo d’acqua. Per portare ossigeno alle radici tutto il corpo è percorso da una serie di canali spugnosi. Anche la canna d’acqua (Phragmites australis) ha ampiamente colonizzato lo specchio d’acqua. Molti individui sono immersi per 2-3 metri, ma l’apparato rizomatoso non ne soffre essendo ricco di protuberanze rigonfie con spazi aerenchimatici contenenti aria.
Nell’habitat acquatico prossimo alla sponda si impianta il Nasturtietum officinalis, associazione con predominio di crescione (Nasturtium officinalis), di veronica acquatica (Veronica anagallis-aquatica) e di poche altre piante. Tale associazione si afferma in acque poco correnti, ossigenate e ricche di sali di calcio. Molto affine al nasturzieto è l’Helosciadetum, caratterizzato dalla sedanina d’acqua (Apium nodiflorum), Callitriche palustris ed altre specie; tale vegetazione si impianta in acque quasi ferme.

VEGETAZIONE DI SPONDA

In prossimità della sponda lo strato di acqua è meno profondo (la profondità può variare da mezzo metro ad un metro circa). La prima fascia di vegetazione che si impianta si caratterizza per le grandi dimensioni delle piante (anche alte 2-3 m) e per la tendenza a formare popolamenti puri nei quali cioè prevale di gran lunga una sola specie. Fisionomicamente la vegetazione assume un aspetto compatto e continuo, diffuso per più o meno larghe estensioni. Nettamente predominanti diventano i canneti (fragmiteti) a cannuccia di palude, (Phragmites australis) quando il suolo è pianeggiante ed invaso periodicamente dall’acqua. Sul bordo esterno del canneto possono radicare numerose entità, quali sparganio (Sparganium erectum), carici (Carex pendula) e giunchi (Juncus articulatus), ed inoltre Lythrum salicaria, Epilobium hirsutum, Mentha aquatica, Thalictrum flavum, Iris pseudacorus, Rumex aquaticus.
Quando l’ambiente palustre di margine è stato manomesso per intervento antropico (terreno rimosso, aperture di strade e canali, ecc.) o le acque sono inquinate per scarichi possono prendere il sopravvento le tife (Typha angustifolia, T. latifolia), piante alquanto resistenti all’inquinamento per eutrofizzazione.
Quando il suolo è meno direttamente collegato con l’acqua ed il terreno più asciutto, si può osservare una vegetazione a ciuffi, espansi a cupola, costituita da grossi e tenaci carici (Magnocaricion elatae Br.-Bl). Il magnocariceto (a Capo Pescara alquanto ridotto) fisionomicamente appare come una prateria erbosa ad alte erbe, di struttura quasi monospecifica, nettamente dominata da Carex elata e Carex riparia.
Nell’ambiente del canneto s.l. si possono pertanto individuare varie associazioni, a seconda del minor o maggiore interramento:
  • a) scirpeto lacustre (Scirpetum lacustris). Le piante componenti questa formazione radicano nell’acqua. Sono Schenoplectus palustris, Butomus umbellatus, Potamogeton sp., Phragmites australis (raro).
  • b) Fragmiteto (Phragmitetum australis). Le piante possono essere anche su suolo asciutto, ma periodicamente inondato. Nettamente predominante è la cannuccia d’acqua (Phragmites australis). A Capo Pescara tale associazione è in netta progressione a causa dell’interramento avanzante.
  • c) Tifeto a foglie sottili (Typhetum angustifoliae); tifeto a foglie larghe (Typhetum latifoliae). Il tifeto si afferma quando vi è maggior interramento, ma l’apparato radicale è periodicamente in contatto con l’acqua. Tali associazioni sono caratterizzate dalle tife, accompagnate da altre piante (Equisetum sp. pl., Carex sp. pl., Lycopus europaeus, Stachys palustris, Myosotis palustris, Sparganium erectum, ecc.).
  • d) Magnocariceti (Magnocaricion). Sono le formazioni a grandi carici. Si impiantano dove l’interramento è maggiore. Predominano varie specie di carice. Altre entità sporadiche sono Galium palustre, Iris pseudacorus, Filipendula ulmaria, Lythrum salicaria, Valeriana officinalis, ecc.
  • e) Saliceto bianco (Salicetum albae). Alla fascia dei canneti segue, verso l’interno, la fascia dei saliceti. A Capo Pescara predomina nettamente il salice bianco (Salix alba) che forma localmente boscaglie igrofile, ove si rinvengono numerose entità arbustive (corniolo, olmo campestre, sambuco, rosa selvatica, ligustro). Il sottobosco è alquanto ricco floristicamente e vi si rinviene Carex pendula, Viola odorata, Brachypodium sylvaticum, Ranunculus lanuginosus, Arum italicum, ecc. Non sono rare inoltre talune rampicanti quali Hedera helix, Solanum dulcamara, Humulus lupulus.
Alle numerose associazioni dell’ambiente acquatico della Riserva di Capo Pescara, vanno aggiunte quelle della zona arida pietrosa, delle boscaglie, incolti e dei piccoli pratelli erbosi del colle soprastante le sorgenti.
Recentemente la vegetazione della Riserva è stata illustrata e cartografata da Pirone ed altri (1997). Sono state identificate ben 31 tipologie vegetazionali differenti ed una flora di oltre 560 entità. La Riserva pertanto evidenzia una notevole diversità floristica e vegetazionale tenuto conto della modesta estensione di appena 1,3 kmq.

PIANTE DI PARTICOLARE INTERESSE FLORISTICO DI CAPO PESCARA

Myosotis scorpioides L.
Pianta di ambienti palustri e di suoli inondati. Elemento europeo-W-asiatico, in Italia noto per la Pianura Padana, dal Piemonte al Veneto.
La stazione di Capo Pescara è una delle poche per l’Abruzzo (la pianta è nota anche per il Tirino).

Elodea canadensis Michx.
Pianta sommersa, di ambienti fluviali lentamente scorrenti, avventizia naturalizzata, originaria dell’America settentrionale, è nota per i fiumi di molte regioni italiane.
In Abruzzo è rara; oltre a questa località si rinviene nell’Aterno e nel Vetoio presso L’Aquila e nel Fiume Giardino (Popoli).

Potamogeton sp. pl.
(varie specie)
Si tratta di piante sommerse di grande importanza quali produttrici di ossigeno nell’interno delle masse acquee. In molte regioni italiane le piante di tale genere sono in netta diminuzione o in via di scomparsa a causa della diffusa eutrofizzazione e per l’inquinamento delle acque interne.

Butomus umbellatus L.
Radicante nell’acqua. Gli individui di Capo Pescara hanno foglie molto lunghe (fino ad 1,5 m), erette, spugnose, a sezione trigona. Qui non si rinvengono individui fioriti, per cui si riproducono per moltiplicazione vegetativa.
La specie ha distribuzione eurasiatica. In Italia è nota per le regioni dell’arco alpino e per quelle del versante orientale.

Linum nodiflorum L.
Pianta annuale di incolti e pascoli aridi, a distribuzione mediterranea, in Italia rinvenibile soprattutto lungo il versante tirrenico. La località di Capo Pescara è una delle rare località dell’Abruzzo dove era precedentemente indicata per Picinisco nel Parco Nazionale d’Abruzzo e per Giulianova e Teramo.

Viola hymettia Boiss. et Heldr.
Piccola viola annuale a fiori giallo-pallidi, a distribuzione sud-europea. Si rinviene negli incolti e nei pascoli aridi del territorio di Popoli (presso le Svolte e le Gole Tremonti) ed inoltre anche nella Conca di Capestrano e nelle Gole di S. Venanzio. Indicata precedentemente solo per le Gole di Scanno. In Italia era nota per alcune regioni meridionali (Basilicata e Calabria) e per la Sicilia (Pignatti, 1982).

Echium parviflorum Moench.
Segnalato da Pirone ed altri (1997) per gli ambienti aridi di Colle Capo Pescara, unica località finora accertata per l’Abruzzo.

Agrostis gigantea Roth
Grossa erba perenne di ambienti palustri, alta fino a circa 1,5 m, a distribuzione circumboreale; in Italia è nota per le regioni settentrionali.
In Abruzzo l’unica località di reperto è quella di Capo Pescara, ove risulta alquanto rara in ambiente di magnocariceti a Carex riparia (Pirone et al., 1997).

 

PARTICOLARI VEGETAZIONI  DEL COLLE DI CAPO PESCARA

Nei pascoli aridi e nelle riarse pietraie del colle sovrastante le sorgenti sono state evidenziate alcune tipologie di pascolo arido con predominanti piante erbacee dalla precoce fioritura primaverile.
Tra esse Ammoido pusillae-Violetum hymettiae (nuova associazione). Fitocenosi interessanti sono anche quelle caratterizzate dagli aggruppamenti a Medicago minima var. recta ed Aegylops geniculata (Pirone ed altri 1997).
Un recente elenco floristico (Pirone et al., 1997) delle entità rinvenute nella Riserva Naturale Sorgenti del Pescara assomma a 563 taxa, così ripartiti: 3 muschi, 3 pteridofite, 2 gimnosperme, 480 angiosperme dicotiledoni, 75 angiosperme monocotiledoni.

 
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