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La Città di Popoli

Molto si è detto e molto si è scritto a proposito (o a sproposito?) di Popoli: sulle sue origini; sull’etimologia del suo nome; sui primi insediamenti; sul suo sviluppo, in epoca medievale, nel territorio; sulla sua importanza strategica, tanto da meritare il nome di “Chiave dei tre Abruzzi”; sulla sua importanza, come centro di traffici, commerciali e non, nell’Ottocento; sulla sua decadenza, nel periodo pre e post bellico; sui tentativi, in parte riusciti, di rinascita in tempi recenti.
Lo scrittore di cose patrie deve sempre aver ben chiari gli scopi del suo lavoro, e solo basandosi su documenti inoppugnabili può improntare la sua opera a rigore storico.
Tutto il resto sono supposizione, congettura o parere personale, che lasciano il tempo che trovano.
Alcuni fanno derivare il nome di Popoli dal lemma latino “populus”, nel significato di “pioppo”: ma è la più semplicistica delle teorie. Quante contrade, in Italia, dove il pioppo cresce dappertutto, dovrebbero chiamarsi Popoli o Popolo, se questo dovesse venir accettato!
Altri ritengono che, mutando la nostra accezione dialettale “puòpele”, il nome possa derivare dal latino “pauper” o “pauperes”: poveri, fantasticando sul documento conservato nell’Abbazia di S. Clemente a Casauria, dove si parla di Popoli come “Castrum pauperi”, per me il primo e più antico nome dialettale di Popoli, (rocca fortificata… dei poveri?), dimenticando che “pauperi” non è il genitivo del latino “pauper”. Eppure, ancor oggi non designiamo le genti e le popolazioni lontane con il dialettale: “puòpele” (i “puòpele” dell’Africa, dell’Asia, ecc.). È fin troppo facile asserire che, allora, gli abitanti erano poveri, ma travisare così il latino, beh!, non è da uno storico.
A me invece, e senza avventurarmi nel campo del possibile o dell’immaginario, piace, in definitiva, considerare che il nome della nostra città significhi, né più né meno, che “Popolo”, inteso come aggregato di più persone, tenute insieme dalla comunanza di interessi e di diritto, perché tutte le altre ipotesi non mi sembrano suffragate e dimostrate da rigore esegetico e storico.
Sulle origini, poi, ci si è sbizzarriti un po’ troppo. Per tornare a quanto detto sopra, chi scrive del passato deve basare le sue affermazioni su documenti e non supporre origini strane e non provate.
Il primo documento (e che documento!) che parla della zona dove dovettero abitare i nostri avi è il “de bello civili” di Caio Giulio Cesare. Il grande romano, inseguendo le truppe pompeiane di Cneo Domizio Enobarbo, che, dall’Adriatico cercavano scampo in Corfinio, nel cap. XVI del I libro scrive: “pons fluminis, quit erat ab oppido Corfinio milia passum circiter III”. Questo è un punto fermo della nostra storia: a tre miglia romane da Corfinio (circa quattro chilometri e mezzo) vi era un ponte. Se nell’agro di Popoli (considerata la distanza) vi era un ponte, qualcuno lo dovette pur fare ed a qualcuno doveva pur servire. Possiamo, quindi, dire che, nel 49 a.C. nella zona vi abitava già qualcuno.
Altri due documenti importanti sono: il “Chronicon Casauriensis” (L. III, p. XVI), conservato nell’Abbazia di S. Clemente, ed una postilla al Codice Vaticano sulla vita di S. Pelino.
In essi compare, per la prima volta, il nome di Popoli a proposito di alcuni passaggi di proprietà del castello fra il vescovo Tidolfo e gli abati casauriensi (a. 1015-1016).
Per cui, per un millennio, nulla sappiamo della nostra storia, anche se ipotesi e/o congetture sono state argomentate, con teorie più o meno valide, pur se sempre nel campo dell’aleatorietà.
Ora siamo in un campo più conosciuto e più sicuro: dagli albori del primo millennio al 1256 la storia della città, e della proprietà su essa, si intreccia con le varie vicende conflittuali, che opposero il vescovo di Valva e l’abate di Casauria, con passaggi, non sempre pacifici – anzi! – di signoria dall’uno all’altro, inframmezzati da scorrerie di avventurieri sanguinari e senza scrupoli o remore di carattere religioso, visti gli autorevoli pretendenti “cristiani”. Nel 1295 Carlo D’Angiò scende in Italia con un folto gruppo di cavalieri, per la maggior parte di origine provenzale. Anche le sue vicende sono arcinote, interessanti solo marginalmente le nostre contrade, la sua calata segnò un passaggio storico fondamentale per Popoli.
Nel 1269, in contropartita per l’aiuto avuto, il D’Angiò assegnò ad un suo cavaliere, Giacomo Cantelmo, il dominio su Popoli. La famiglia Cantelmo tenne la signoria di Popoli fino al 1749, quando morì l’ultimo duca, Giuseppe, in Spagna (7 giugno 1749). Questa famiglia, signora per 480 anni del feudo di Popoli, nel ramo maschile si estinse ed il feudo passò ad una donna, Camilla Cantelmo, moglie di Leonardo Tocco, principe di Montemiletto.
Nel 1656 Popoli conta 2.226 abitanti, che purtroppo vengono decimati, in numero di 1.540, dalla peste (di manzoniana memoria). Nel 1749, con 1.300 abitanti, si ha la fine del dominio dei Cantelmo, l’ultimo dei quali, Giuseppe XXIII, 16° conte e 9° duca di Popoli, morì in Spagna senza mai essere stato a Popoli, come gli ultimi suoi predecessori.
Centro geografico d’Abruzzo, al crocevia delle uniche arterie, che mettevano in comunicazione Napoli, capitale del Regno, con i capoluoghi delle province e che permettevano il passaggio dall’Adriatico a Roma e viceversa, oltre che da Napoli per Firenze (per evitare lo Stato Pontificio), Popoli assurse a centro di primaria importanza: chi ne aveva il dominio, esercitava il diritto di possedere le chiavi dei tre Abruzzi (le tre province che lo dividevano amministrativamente; Ulteriore I, Ulteriore II e Citeriore). Di conseguenza, non mancò di sviluppare quello che le fatalità viaria permetteva di più: il commercio. Con due mercati settimanali e quattro fiere annuali, Popoli divenne il punto di incontro dei traffici dell’intera regione, cominciando, di pari passo, a crescere demograficamente, tanto da contare, all’alto dell’Unità d’Italia (1861), già 6.000 abitanti, quando Castellamare Adriatica (Pescara) era un piccolo borgo di pescatori e Sulmona contava solo alcune centinaia di abitanti in più, fino ad arrivare alla cifra massima di 8.715 nel 1947.
Ritengo che, per le finalità del presente volume, quanto sopra esposto, a proposito di alcune piccole notizie storiche sulla nostra città, possa bastare, anche se alcune di esse potranno sembrare “controcorrente”.
Invito comunque, il cortese Lettore ad attribuire esclusivamente a me errori, sviste e quant’altro di negativo possa aver scritto.

PROFILI ARCHITETTONICI

Il centro storico di Popoli presenta un assetto urbanistico a schema ortogonale, con 4 strade parallele (corso Gramsci, via Mazzini, via Costantini, via Giordano Bruno, via Castello) intersecate da scalinate, vichi e rampe. Inserite in questo sistema piccole gemme architettoniche di notevole interesse artistico: la Taverna Ducale, la chiesa di San Francesco, la chiesa della Trinità, la chiesa di San Lorenzo, la chiesa di San Domenico, la chiesa della Madonna delle Grazie, la chiesa di San Rocco.

La Taverna Ducale

Edificata fra il 1333 ed il 1377, sotto il dominio di Giovanni Cantelmo, IV signore di Popoli, questo gioiello dell’architettura medievale abruzzese conserva lo schema tipico della casa-bottega tardo medievale, e fu quindi osteria, locanda, stazione di posta e cambio dei cavalli. Due i portali che si aprono sulla strada. Di derivazione napoletana (anche se l’origine architettonica è senese) il primo portale è ad arco acuto e dà accesso al salone centrale, in parte coperto da solaio ligneo ed in parte a volte in pietra, mentre il secondo, laterale, consentiva originariamente l’accesso al piano superiore. La facciata è ornata da 8 scudi sanniti, rappresentanti simboli angioini, dei Cantelmo (signori di Popoli) o di famiglie con questa imparentate.Gli scudi sono inframezzati da 7 bassorilievi con figure allegoriche; appena sopra gli scudi ritroviamo 2 bifore divise centralmente da piastrini decorati a traforo e bassorilievo, chiuse da due piccole sculture rappresentanti dei leoni. Sulla facciata è inoltre possibile osservare la tavola del pedaggio, voluta dal duca Fabrizio Cantelmo a fine ‘500, contenente l’elenco delle tasse di passo dovute ai signori del feudo di Popoli.
Al suo fianco è possibile ammirare la Taverna dell’Università (1574) fatta costruire dall’Università. Questa presenta un portale in bugnato ed una finestra con cornici scolpite.


Le chiese di Popoli


La chiesa di San Francesco è di stile romanico, realizzata in due tempi: la parte inferiore è del 1480, mentre quella superiore fu aggiunta nel 1689. Notevole il portale, formato da 6 colonne con capitelli a crochets e abbelliti con motivi floreali. Il rosone centrale presenta centralmente lo stemma dei Cantelmo e dei Carafa, lavorazione a traforo, e 4 piccoli medaglioni ai lati con i simboli degli evangelisti. Ai lati del rosone spiccano 2 statue, San Francesco e San Antonio da Padova. La parte superiore è invece in stile barocco, impreziosita da statue (San Giovanni Battista, San Bonaventura San Marco, San Cristoforo, San Michele Arcangelo e San Giuseppe) e sormontata al centro da San Giorgio a cavallo che trafigge il drago. L’interno, ad una sola navata con transetto, conserva il bellissimo paliotto della cappella di San Francesco (prima metà del ‘700), composta da 67 mattonelle lavorate rappresentanti una deposizione attribuibile a Raimondo Pompei, oltre che una crocefissione lignea (XV secolo), un trittico ligneo ed un affresco rappresentanti entrambi una deposizione, la tela seicentesca dell’Incoronata.
La chiesa della Trinità è posta al culmine di una bella scalinata omonima (1766), risale al 1500, anno di costituzione dell’omonima confraternita, venne ricostruita fra il 1716 ed il 1734. L’edificio è in stile barocco, a pianta centrale, mentre il corpo ottogonale è sormontato da lanterna cupolata. La facciata è divisa in tre parti da 4 paraste verticali, con due accessi ai lati sormontati da finestre decorate e nicchie a forma di conchiglia, con portale centrale sormontato da apertura lunettata con cornici lavorate. Il tema architettonico ricorrente è il triangolo, che richiama il simbolo della Trinità, mentre le 4 anfore di pietra poste alla sommità della costruzione richiamano motivi tipicamente barocchi. A lato della stessa si erge un campanile del ‘500, rimaneggiato e ristrutturato nel secolo successivo.
All’interno è possibile ammirare l’altare maggiore di Nicodemo Mancini (1750), le tele del Trionfo della Trinità (1748), la Madonna con Bambino tra i Santi Pietro e Filippo Neri, il matrimonio della Vergine, le statue della Trinità e del Cristo risorto (1764) e le pitture del Gamba del 1732. Notevoli anche l’oratorio (ove sono stati ritrovati affreschi raffiguranti Santa Lucia e Sant’Antonio datati 1555), con altare di legno del ‘600, la tavola della deposizione datata 1557 (scuola di Daniele da Volterra), le tele della natività, la croce professionale del ‘700; infine nella sacrestia gli affreschi datati 1766, dove è presente anche un locale sotterraneo ove si inumavano i morti oggi in stato simile alla mummificazione.
La chiesa di San Lorenzo è una delle chiese più antiche di Popoli, con l’impianto attuale databile 1562 (anche se se ne trova menzione sin dal 1110 ca.). Contine un’acquasantiera del 1554 e una fonte battesimale del 1612, l’altare maggiore del Mancini del 1745, il coro ligneo del ‘700 dei fratelli Bencivenga, la tela della Madonna con Bambino, la tela della Madonna di Costantinopoli (1623).
La chiesa della Madonna delle Grazie fu costruita nel 1576 grazie alle offerte dei fedeli. Presenta una facciata in pietra di stile romanico e contiene il bellissimo altare maggiore in legno di noce nero, formato da due coppie di colonne, la prima tortile e l’altra scanalata, motivi corinzi, contenente nella cimasa la tela dell’Eterno Padre (XVIII secolo) e nel tondo centrale una statua di Madonna con Bambino. Le pareti sono decorate con tele del XVII secolo (il martirio di San Bartolomeo, San Emidio, San Bonifacio, San Francesco di Paola, Sant’Anna, San Raffaele.
La chiesa di San Domenico ha invece un impianto settecentesco e contiene le tele della Beata Vergine del Rosario (1724) e la Gloria del Beato Susone, del Cenatempo. Bella la scalinata che immette nella chiesa e l’altare maggiore.
La chiesa di San Rocco risale come impianto originario al 1656 e fu ricostruita nel 1774. Nasce in origine come semplice cappella votiva per poi trasformarsi ed ampliarsi. Si accede con una ripida scala e all’interno si ritrovano 3 altari, uno centrale e due laterali, contenenti statue di San Rocco ed una tela di Madonna con Bambino.

EVENTI CULTURALI

Popoli presenta, come tutti i comuni abruzzesi, alcuni appuntamenti culturali e culinari tipici. Durante l’inverno e la primavera è possibile fruire degli spettacoli teatrali per grandi e piccini organizzati dal Comune in collaborazione con l’Associazione Drammateatro di Popoli presso il locale teatro comunale. Il clou dei festeggiamenti si ha comunque durante l’estate, con la Cronoscalata svolte di Popoli, appuntamento motoristico da ormai 40 anni, la Sagra del gambero e della trota (gamberi di fiume, spaghetti al sugo di gamberi e trote al cartoccio ed alla mugnaia) e nello stesso periodo il Certame della Balestra, rievocazione storica cinquecentesca sulla storia dei Cantelmo, signori di Popoli e varie altre manifestazioni culturali che coprono tutto il mese di agosto, organizzate dalle locali associazioni.
 
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